Piscine en printemps Oil on paper 30 x 30 cm Series of 60 pieces 2017Piscine en printemps Oil on paper 30 x 30 cm Series of 60 pieces 2017
Part of the project “Somiglianze di famiglia” Solo show at Chora Space, Sassari
Text by Valentina Scanu
Una pietra due case tre
ruderi quattro becchini un giardino fiori
The artist creates an intimate and silent atmosphere, serving as an anesthetic against the ever-latent unpredictability of reality. Through their spatial arrangement, the works acquire a rhythm shaped by a network of numerical and symbolic correspondences, working toward the constant attempt to tame the daily flow of space and time.
The title is taken from the opening lines of Jacques Prévert’s poem Inventory. The inventory responds to the universal human need to bring order to chaotic richness. With simple forms, and without rhetoric, it affirms the existence of objects that—by virtue of their deep familiarity, are the most direct route to the formation of habits. The domestic dimension, as the space of one’s own, reveals that the things we live among are not merely functional, but have always carried a symbolic weight that contributes to shaping our identity, making their reliable presence essential.
The project brings forth a reflection on the sense of belonging, the role of memory, and our way of inhabiting time and space in search of anchors. Where human beings turn to objects, functionality alone is not enough form and aesthetics quietly come into play.
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15
Febbraio 2019, lo Spazio Chora di Via Zanfarino 29 ospita
l’esposizione di Rachele Sotgiu dal titolo:
Una pietra due case tre
ruderi quattro becchini un giardino fiori.
L’artista
nuorese costruisce un’atmosfera intima e silenziosa
come anestetico contro l’imprevedibilità del reale.
I lavori,
attraverso
la
disposizione nello spazio, acquistano un ritmo scandito da
una trama di corrispondenze numeriche e simboliche, che lavorano al
costante tentativo di addomesticare il flusso spazio-temporale
quotidiano.
Il
titolo raccoglie i primi versi dalla poesia Inventario di Jacques
Prevert.
L’inventario risponde all’esigenza universale dell’essere umano
di porre ordine alla ricchezza caotica. Con forme semplici, senza
retorica, attesta l’esistenza di oggetti che, grazie alla loro
massima familiarità, sono la via più diretta per il costruirsi
delle abitudini. La dimensione domestica, come luogo del proprio,
rivela però come le cose tra cui abitiamo non si limitino alla loro
utilità, ma siano da sempre investite di un carico simbolico che
concorre
alla definizione della nostra identità, al punto che si rende
indispensabile la loro presenza affidabile.
Emerge,
dal progetto, una riflessione sul senso di appartenenza, sul ruolo
della memoria e sul nostro modo di abitare tempo e spazio alla
ricerca di ancoraggi. Dove
l’uomo si rivolge agli oggetti, non è sufficiente il loro
funzionamento, ma lavora silenziosamente la forma, l’estetica.
Fake Surface
(2017–2020)
Fake Surface is an exploration of color and material that begins with the discovery of the book Essai sur la superposition des couleurs from 1900. The book, about 60 pages long, contains no text and functions purely as a technical manual on layering and blending colors. From this device, the fake surfaces are born: suspended planes that appear on the right side of the canvases, composed of layers and combinations of colors.
The non-narrative work unfolds like a mantra, a repetition of gestures. It also becomes a strategy for managing time—a reflection on the conflict between the life of the mind and the everyday, relentlessly marked by tasks: cooking, caring for animals, raising children, dirt, cleaning, work, search engines, looking for solutions, layers of information, images.
The project ended in 2020 with the exhibition Fake Surface at Spazio E_emme in Cagliari.
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Fake surface è un'indagine sul colore e la forma che inizia con la scoperta del libro “Essai sur la superposition des couleurs” del 1900. Il libro, di circa 60 pagine si presenta senza alcun testo, è unicamente un manuale tecnico sulla sovrapposizione e le gradazioni di colori. Da questo stratagemma nascono le false superfici. Piani sospesi che si affacciano sulla parte destra delle tele composte da strati e associazioni di colori. Il lavoro non-narrativo si ripete come un mantra, una successione di gesti. È anche uno stratagemma sull’uso del tempo, il conflitto tra la vita della mente e la quotidianità, inesorabilmente scandita da attività: preparazione del cibo, cura degli animali, cura dei figli, sporco, pulizia, lavoro, motori di ricerca - cercare soluzioni - strati di informazioni, immagini.
Il progetto si conclude nele 2020 con la mostra Fake surface allo Spazio E_emme a Cagliari
Fake surface 5 Oil on canvas 24 x 30 cm 2017Fake surface 22
Oil on canvas
24 x 30 cm
2017
Fake surface 3
Oil on canvas
24 x 30 cm
2017
Forme di alterità (with Francesca Devoto) Exhibition view Caratteri ereditari e mutazioni genetiche at MAN Museum, Nuoro, 2012